Identità ritrovata

19 Giugno 2007 3 commenti

Mi chiedo quand’è stato l’esatto momento in cui ho cominciato a farmi scivolare tutto addosso. A non prendermela. Neppure di fronte all sequela di cose che mi stanno arrivando in testa come tegole. Le cose accadono e io non me la prendo.
Per chi, come me, ha un passato da suscettibile, in grado di soffrire per un nonnulla, è una grande vittoria. Forse per questo non rimango a terra colpita e affondata: perché sono diventata forte e, nonostante le varie avversità del momento, non posso che esserne contenta. Ho la mia identità e ci tengo più che a tutto il resto.

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Ah ecco, ora mi spiego tante cose :-)

31 Maggio 2007 6 commenti

Da Repubblica.it: “Allarme da una ricerca del Cnr: nell’aria di Roma c’è cocaina”

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Deepak vende un rene. Noi cerchiamo di fermarlo

18 Maggio 2007 Nessun commento


Io e Alessandro Gilioli non siamo mai andati molto d’accordo. Caratteri differenti, troppo forti, troppo deboli, chi sa.
Però lui ha le sue qualità. Io magari non le vedo proprio tutte tutte come altri suoi collaboratori, però quando fa una cosa giusta mi fido e lo seguo. Perché so, che al di là delle reciproche diffidenze, è una persona per bene.
Dunque ecco qui in sintesi la storia (molti di voi l’avranno probabilmente vista ieri al Tg5, io no perché lavoravo…):
Gilioli è andato in Nepal e ha toccato con mano, più di altre volte, le miserie dell’umanità. Quelle vere.
Ha conosciuto per giorni Deepak, un ragazziono che lavora dalle 5 del mattino alle 10 di sera (quante ore sono? tante, troppe) e che non ce la fa più. Vuole cambiare vita. Così ha deciso di vendere il suo rene. Se lo farà espiantare in un “ospedale” locale che non sarà poi in grado di assicurargli le cure nececessarie per sopravvivere all’intervento nei mesi a seguire. Mille dollari scarsi in cambio di un rene.
Quando guardi qualcuno negli occhi, quel qualcuno, anche se fa parte di una moltitudine incalcolabile, diventa una p e r s o n a. Un po’ come la rosa e il Piccolo Principe. E così è stato per Gilioli. Che ora ha lanciato una raccolta di soldi per evitare che Deepak rinunci a una parte di sé, per quelli che in occidente sono – diciamocelo – pochi spiccioli che non ci cambiano la vita.
Il videoracconto del viaggio da finto cercatore di organi in Nepal di Gilioli lo potete guardare qui ; lintera storia, sicuramente spiegata meglio, invece la leggete qui . Per sapere come inviare anche solo qualche euro, potete scrivere a: a.gilioli@espressoedit.it

Pensieri sparsi

4 Aprile 2007 6 commenti


Oggi ho preso l’autobus e riflettevo: tra un po’ di anni l’Italia sarà così vecchia che il posto a sedere ce lo cederemo tra di noi.

Scamarcio è un po’ buro ma decisamente testosteronico.

Nonostante i 38 anni continuo ad attirare inesorabilmente qualunque pazzo si aggiri nel raggio di 10 km. Ora però ho fatto un salto di qualità: non sono fuori di testa qualunque, sono “colleghi”. Ci credo che poi la gente dice che i giornalisti sono una razza strana (quando la gente è in vena di esser buona).

Il mio amico Maurice mi ha chiesto 5 euro per rimboccarmi eventualmente le coperte. Un affare se si considera che me ne aveva chiesti 10 per rimboccarmele se vestita.

Per sapere invece come considero la Pasqua, basta dare un’occhiata sotto.

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Dei più e dei meno

19 Marzo 2007 3 commenti


In questi giorni di annunci e poi smentite, di appelli, di raccolta di firme, di striscioni allo stadio, al Campidoglio, alla Maratona di Roma, pur partecipendo alla trepidazione e alla speranza di tutti, di vedere un nostro connazionale tornare sano e salvo a casa dalla sua famiglia e al suo lavoro, non ho potuto non fare un parallelo con un’altra analoga vicenda.
Una storia che non ha assistito a questa mobilitazione di massa. Perché il rapito non era un giornalista art.1 de La Repubblica, ma un freelance che collaborava con impegno e coraggio con diverse testate.
In ricordo di Enzo Baldoni, decapitato nell’agosto 2004 in Iraq.
Questo era il suo blog Bloghdad

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Piazza Farnese anno zero

11 Marzo 2007 3 commenti

Non c’erano i culi al vento e le parrucche colorate che si sono viste ad Anno Zero, né trampoli, tette, palpeggiamenti, ma al contrario una variegata moltitudine composta.
Ieri a piazza Farnese, nel bagno di folla, tra omosessuali, lesbiche ed eterosessuali, io c’ero per difendere i diritti civili di quelli che conosco e anche di coloro che non incontrerò mai. Ma, soprattutto, stavo lì per rivendicare la laicità dello Stato, che appare sempre più sfumata.
Non eravamo, a occhio e croce, guardadomi intorno, quegli 80.000 dichiarati dagli organizzatori. Non ci saremmo nemmeno entrati tutti in quella piazza. E però eravamo comunque moltissimi.
Gente pacifica che si è rotta le scatole di vivere in un paese nel quale i diritti degli individui vengono fatti passare come secondari, come un qualcosa di frivolo, mai urgente, mai necessario. Una roba adatta a chi ha voglia e tempo da perdere. Diritti che alcuni (i politici) si sono già arrogati come esclusivo privilegio, che però non si deve estendere al popolo bue, ignorante e immaturo, che non sarebbe in grado di gestirli
Uno striscione più di tutti mi ha colpito: rivediamo il Concordato.
Io ci sto. E’ ora di rimettere le carte in tavola ed ognuno al suo posto e al suo ruolo.
Io DICO mille volte Zapatero!

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Del perché certi film andrebbero vietati ai minori

6 Marzo 2007 2 commenti


Chiarisco subito una cosa: questo non è un post a favore della censura cinematografica. Anzi. E’ piuttosto una richiesta di protezione degli adulti:-)
Insomma, uno va al cinema a vedere un film e si deve sorbire due ore di battute, risatine e suonerie di cellulare, di un gruppo di ragazzini di 12-13 anni.
Il film in questione non era un cartoon o il mocciardiano ‘Ho voglia di te’, bensì Saturno Contro di Ozpetek, un film se vogliamo per adulti, non per le scene, assolutamente caste, quanto per la lunghezza e i temi trattati, che lo rendono noioso per dei teen ager scalmanati, che passano il tempo a sghignazzare e chiacchierare tra loro.
Un esempio? Nella scena in cui due dei protagonisti si baciano si è levato forte un “Ah froci, ma che schifo!”.
Rivendico il diritto a tenere fuori i mocciosi e a godermi il film per il quale ho pagato il biglietto!

Che lo DICO a fare?

23 Febbraio 2007 5 commenti

Qua ci prendono per scemi. Tutto ‘sto casino del governo che cade, si rialza, inciucia, promette, omette, le genuflessioni da Ruini, i diktat del sor Mastella, i senatori a vita che si astengono dal voto, tutta l’intera tarantella mirava ad una sola cosa: mettere fuori gioco i DICO.
‘Sta gente è capace di far crollare un’intera nazione pur di difendere la propria visione della fantomatica “famiglia italiana”.
Cara sinistra ora mi hai proprio rotto. Nove mesi fa mi sono turata il naso. La prossima volta, invece di andare avotare, mi prenoto un week end al mare.

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Tuffi

19 Febbraio 2007 Nessun commento

Non lo so perché m’è venuto in mente. Non so cosa io stia cercando. So solo che sto cercando qualcosa ed ad un certo momento è scattato questo link. Così ho imboccato le strade di Google, per scoprire, sondare, indagare.
E ho trovato: è ancora professore, è ancora pittore.
I blog degli studenti che spettegolano su di lui mi hanno fatto pensare a quante pagine avrei scritto io se, all’epoca in cui stava in cattedra, avessi avuto a disposizione Internet.
Pagine e pagine di riflessioni, parecchi insulti, molta vitalità.
Se adesso prendessi il telefono in mano e dicessi “ciao Andrea”, farebbe la stessa faccia, proverebbe la stessa sorpresa di quella volta di tantissimi anni fa, di un’altra vita fa, in cui a rispondere fui io. Lui dall’altra parte del filo. Un professore che chiamava un’alunna non s’era mai visto né sentito. Non dove andavo a scuola io almeno. Non nel nostro ambiente.
L’85 per cento della mia classe, ossia dell’intera parte femminile come pure delle altre sezioni, avrebbe pagato oro perché ciò accadesse loro. Ci misero mesi, l’anno successivo, per scoprire chi era la misteriosa alunna che si era fidanzata con il bel professore anticonformista , ormai esule dall’Istituto.
Ero io. Lo ammetto. Però quando capita d’incontrare per strada qualche ex compagna, la prima cosa che mi chiede è se lo sento ancora. Si vede che i frutti mai colti sono quelli che restano più nella memoria. Io lo colsi e per quasi vent’anni me ne sono dimenticata.

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Francamente

15 Febbraio 2007 1 commento

Ne ho le scatole piene.
Comincio sul serio a chiedermi che senso abbia tutto questo. Cioè: io penso delle cose e dovrei scriverle su un blog, comunicarle, ma a che pro?
Oppure dovrei chiudere questo diario di bordo e aprirmi un bello spazio griffato dal mio nome e cognome e buttarmi nella mischia dei giornalisti ‘veri’, fighetti, che mai come ora vanno tanto di moda.
Ma per dire cosa? Quello che scrivo lo si legge già nei miei pezzi. Perché propinare agli eventuali lettori, una volta di più, ‘ste storie di tecnologie e di tutto l’ambaradan annesso e connesso?
Forse oggi vedo tutto nero perché sono stanchissima, torno da un viaggio massacrante al 3GSM di Barcellona, dove ho toccato con mano quanto già sapevo: la mancanza di una qualsiasi forma di coordinazione da parte dei miei vari capiredattori, l’assoluta assenza di direttive, il correre qui e lì, la disorganizzazione di chi gestisce la trasferta e trasforma un viaggio di lavoro in un incubo in cui si dorme pochissimo e ci si stressa enormemente.
Mettici pure l’intervista al TG3 che segnerà la fine definitiva della mia pesudocarriere ed ecco che il tempo plumbeo romano di oggi s’intona benissimo al mio umore.
ps: nella vita avrei dovuto imparare solo una cosa: sottrarmi di fronte alle domande – specie quelle di carattere personale – e non essere così trasparente e sincera. Mi affligge moltissimo il non essere stata ancora in grado di apprendere l’arte del defilarsi.

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